Inserito da: luciavolta | febbraio 9, 2010

Protetto: cresci insieme a me- schede didattiche

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Inserito da: luciavolta | febbraio 6, 2010

A scuola nella terra

Coltivare la terra con i bambini è una bella cosa…

Attività importante e preziosa, proponibile a partire dalla scuola dell’infanzia, con infinite varianti, che si adattano alle possibilità e agli spazi disponibili.

Per i bambini avere a che fare concretamente con la terra, con l’acqua, con i semi, è sempre divertente, difficile annoiarsi in giardino, facile fare continue sorprendenti scoperte!

una bella invenzione con i fiori di Consolida

La magia è lì a portata di mano, per noi chiaramente leggibile negli occhi di un bambino alle prese con una piantina, un bulbo o un pugno di terra.

Ed è estremamente gratificante vedere i risultati di semplici operazioni, che sembrano un gioco, ma sono anche un lavoro…sbriciolare la terra, disporre i semi con attenzione, bagnare con gentilezza, sono tutte azioni che creano significative relazioni tra i bambini e le forze della natura. E per inevitabile estensione, tra i bambini e la realtà. Migliorando la percezione di sé e dei collegamenti con il mondo circostante.

In un gruppo emergeranno presto precisi seminatori, fortissimi trasportatori di sassi, abili rastrellatori, pazienti geometri, inventori, disegnatori, adacquatori….Davvero impossibile restare senza un lavoro adatto. Oltretutto sarebbe anche assai noioso stare a guardare.

Quando l’esperienza è coinvolgente,  sarà inevitabile scoprire la magia della luce che diventa cibo, la consistenza del terriccio e la vita nascosta al suo interno, il movimento lento e continuo della crescita, i tempi e i ritmi della vita.

Perchè è proprio all’interno di questa relazione viva, che l’osservazione, la cura, l’attesa, l’attenzione, germogliano come fatti naturali, emotivamente rilevanti e profondamente significativi.

Fatti che non possono essere insegnati con teoriche spiegazioni , in cui ci poniamo a distanza di fatti e fenomeni per…parlarne.

Inevitabile e necessario uscire dallo spazio ristretto dei banchi, per entrare nel “regno della natura”, sporcandoci le mani, muovendoci sul terreno, sperimentando le sensazioni con tutto il corpo e con tutti i sensi.

Queste esperienze metteranno radici nella memoria dei più piccoli, per dare frutti nel tempo, anche a distanza di anni.

Cotogne dal giardino di Nasca

Ne sono una prova la sapienza e la passione che animano i gesti di certi anziani contadini, certamente scolari nei prati e negli orti fin dall’infanzia.

Semplicemente in un pezzo di terra coltivabile, o in un ecosistema in miniatura all’interno di un’aula scolastica (come un contenitore di terra viva, una piantina in vaso…) abbiamo già a nostra disposizione generosi maestri di…ecologia, botanica, geometria, matematica, musica …solo per citare alcune delle discipline riconosciute a scuola.

Ma coltivare la terra può insegnare anche altro: la bellezza, la pazienza , il ciclo solare e i tempi della natura, l’uso efficace delle mani e di tutto il corpo, la soluzione di problemi pratici, la collaborazione e il valore delle differenze….

Che non ci siano nella realtà oggetti e fenomeni distinti, ma una fitta rete di collegamenti non è solo un assunto dell’ecologia, ma un fatto di cui si può fare concretamente esperienza.

Il nostro ruolo di educatori, può essere quello di interpreti partecipi e di guide attente.

Ci sarà utile conoscere e tradurre il linguaggio della natura, familiarizzare con i fatti, i personaggi e le creature di questo regno, per accompagnare anche altri nell’esplorazione di percorsi tracciati solo in parte e aperti agli imprevisti.

L’esperienza è il risultato e protagonisti sono i bambini, che esplorano, scoprono, conquistano, falliscono, ritentano.

Penso con simpatia all’esperienza di un orto scolastico straordinario, costruito proprio dai bambini di una scuola primaria, con un incredibile lavoro su un terreno pieno di sassi e materiale di riporto…Tra le tante tappe di quell’avventura, ricordo la grande preoccupazione delle maestre, per la morte di alcune piantine di zucchina destinate al trapianto; inevitabile trasmettere ai bambini la sensazione di fine inesorabile e di disfatta…

Allora mi rivolsi come in altre occasione alla “grande maestra”, la natura: mi ricordò che nel suo regno nulla finisce e tutto si trasforma.

Decidemmo così di realizzare un percorso rituale delle piante morte verso il cumulo di compostaggio, dove si sarebbero rigenerate trasformandosi in fertile terriccio prezioso per l’orto.

I bambini apprezzarono felici la processione e la magia della morte-rinascita delle loro piante, e le insegnanti sollevate scoprirono un nuovo approccio a un fatto naturale.

 

 

Inserito da: luciavolta | gennaio 1, 2010

1 gennaio 2010

 

Auguro a tutti noi di saper cogliere il nuovo che in ogni istante appare !

Inserito da: luciavolta | dicembre 31, 2009

Tante foglie sono morte per far nascere la nuova quercia.

Inserito da: luciavolta | agosto 25, 2009

Nel bosco di notte

L’estate scivola nell’autunno. Nel bosco queste cose si sentono prima.

Di notte gli allocchi fanno già sentire i loro richiami. 

alloccoSi cercano e nel buio si trovano.

Semplice.

Deporranno le uova alla fine dell’inverno.

Inserito da: luciavolta | agosto 25, 2009

Disciplina?

                                                                                

                                                                                  2009 agosto- Monte Lema 077                          “Discipline is the act of learning  all the time”

                    J. Krishnamurti

Inserito da: luciavolta | agosto 21, 2009

ringraziamenti

Non appena si apre un varco i muschi trovano casa.

2009 agosto- varie 536

Edificano prima per sè, poi per altre creature che seguono.

Il timo, ringrazia.

E, se siamo gentili,  anche noi, quando la gola brucia.

Inserito da: luciavolta | agosto 17, 2009

Sulle montagne sopra casa i ciclamini stanno fiorendo.

2009 agosto- varie 513- ciclamini al passo CuvignoneSenza fare troppo rumore.

Inserito da: luciavolta | agosto 12, 2009

Insegnamento negli Yoga Sutra di Patanjali

 

 

 

 

 

 

 

2009 agosto- varie 480 

 
 

 

 

 

 

 
Tra i numerosi trattati tradizionali che riguardano lo Yoga, uno dei più rilevanti è il testo “Yoga Sutra” attribuito a Patanjali.
Il testo può essere collocato in un periodo prossimo al II secolo a.c, anche se le ipotesi sono diverse (dal II a. al II d.c). Diversi i punti di vista anche sull’autore del testo: Patanjali.
Certamente l’opera raccoglie e sintetizza una più vasta e precedente trasmissione di insegnamenti ed esperienze.

In questo testo vengono descritti i diversi aspetti dell’interiorità umana: il funzionamento della nostra mente, le cause della sofferenza e le forme in cui si manifesta , le potenzialità, le illusioni e gli ostacoli che si presentano quando intraprendiamo un percorso di evoluzione personale etc.

Vengono inoltre date indicazioni su ciò che occorre fare per superare la sofferenza e vivere la vita con piena consapevolezza.
Le indicazioni sono spesso molto concrete e possono essere sperimentate da chiunque, dato che i destinatari siamo noi, con i nostri limiti e le nostre debolezze.
 

 

 

A più riprese viene sottolineata l’importanza dell’esperienza e dell’azione responsabile, come l’unica strada che può condurre alla trasformazione e ad un reale progresso.
Il trattato è scritto in lingua sanscrita ed è composto da 195 aforismi o sutra: brevi frasi che illustrano gli aspetti essenziali di concetti più ampi , da sviluppare all’interno di una relazione viva tra insegnante e allievo.
La scrittura in forma di sutra fa parte di una modalità espositiva, comune ad altri testi dell’Induismo e del Buddismo. Questo sistema, oltre ad essere funzionale alla trasmissione orale degli insegnamenti, rivela una profonda comprensione che si traduce in una grande chiarezza nella comunicazione: essenziale ed esauriente nello stesso tempo.
Evidentemente ciò che viene comunicato giunge da una diretta e consapevole esperienza, piuttosto che da una speculazione intellettuale.

Patanjali è sempre stato considerato un grande “saggio”.

I sutra sono suddivisi in quattro capitoli, ognuno dei quali pare affrontare l’argomento da una diversa prospettiva. Si dice che ogni libro fosse destinato ad allievi dalle diverse caratteristiche.

Dalle modalità di trasmissione, esposizione e organizzazione del testo, emerge una raffinata pedagogia fondata sull’ascolto, sulla qualità di relazione e sull’esperienza personale.

Il testo è anche pratico: ogni concetto viene definito, talvolta insieme al suo contrario, e per ogni obiettivo si indicano i mezzi che possono essere adottati da ognuno di noi.

Tradizionalmente i sutra vengono cantati e imparati a memoria.

I contenuti possono essere proposti con diversi “livelli” di lettura, adattando l’insegnamento alle diverse circostanze personali; ed è certamente proficuo ripercorrere il trattato più volte nel corso degli anni, sviluppando ogni volta una più profonda comprensione.

Pur derivando da una cultura e da un epoca diverse dalla nostra, è interessante scoprire l’assoluta attualità di questo testo.

Andando oltre l’involucro formale degli aforismi, che potrebbe farci avvertire una certa distanza con la nostra vita reale, scopriamo un messaggio universale, che accomuna la nostra condizione interiore a quella di tutti gli uomini, di ogni tempo e di ogni luogo.

Il testo può essere inteso come uno specchio che ci aiuta a comprendere ciò che realmente siamo, ed una guida sicura che contiene indicazioni per pacificare e mettere ordine nella nostra mente.

Per una comprensione profonda dei messaggi contenuti nei sutra, la semplice lettura, non dà la possibilità e la ricchezza di interpretazioni che può scaturire da un confronto con chi a sua volta li ha studiati e sviluppati con un maestro.

Lo studio degli “Yoga Sutra” all’interno di una relazione viva tra persone, ci riporta ogni volta dalla speculazione intellettuale, alla comprensione nella vita reale, il solo terreno di cui disponiamo per crescere.

 

 

 

 

 

 

Inserito da: luciavolta | agosto 12, 2009

YOGA?

india 07 430- PondaYOGA?

 

 

Lo yoga è un sistema molto antico, le cui origini si rintracciano nei primi testi vedici dell’India.

Letteralmente questa parola significa unione.

Unione con il divino, secondo molti maestri.

Questa è una definizione esauriente, se avvertiamo la presenza divina in ogni manifestazione della vita.

Lo stato di yoga corrisponde ad una condizione in cui siamo serenamente in relazione con tutto ciò che è in noi e intorno a noi. Siamo naturalmente in armonia con la realtà.

Lo yoga è un percorso che ogni persona può intraprendere, partendo dal punto esatto in cui si trova nel presente, per incamminarsi verso uno stato di completa integrazione con la vita.

Anche se i termini sanscriti con cui si definiscono le varie tecniche e i vari aspetti di questa arte sono per noi difficili da capire e a volte persino da pronunciare, i mezzi dello yoga sono in realtà semplici e attingono a ciò che già c’è: il nostro corpo così com’è, il nostro respiro, le attività dei nostri sensi e della nostra mente, l’immenso campo di esperienza della nostra vita quotidiana.

Una guida più esperta è fondamentale: un essere umano come noi, che abbia già compiuto un tratto del cammino che ci accingiamo a percorrere, può far luce sulla strada.

Il punto esatto in cui ci troviamo può corrispondere ad un momento favorevole o a uno stato di malattia, o di confusione, a limitazioni fisiche, come è nella realtà degli esseri umani.Magari siamo forti fumatori, mangiamo male, siamo sempre di corsa…

Questa potrebbe essere la realtà da cui partire.

Quanto siamo consapevoli di ciò che siamo attualmente?

Siamo motivati a compiere un cammino?

Quante volte vediamo con gli occhi della mente la vita scorrere in tutta la sua ricchezza di possibilità, ma non riusciamo a sentirci veramente collegati al suo fluire? Le nostre idee e i nostri giudizi ci separano da questo flusso, la paura e la propensione al controllo ci allontanano dalla realtà mutevole delle cose, ci impediscono di vedere ciò che semplicemente è.

Ci siamo mai chiesti perché le immagini di molti testi e riviste che riguardano lo yoga propongano modelli umani così lontani da quello che sono i nostri corpi, le nostre possibilità, le nostre unicità di esseri tutti diversi?

Che cosa si cerca di proporre?

Potremmo arrivare a credere di essere troppo grassi o troppo vecchi o troppo rigidi per praticare yoga, potremmo persino pensare di aver bisogno di radicali cambiamenti nel nostro stile di vita per poter cominciare…

Inutile e dispendioso caricarci di ulteriori pesanti acquisizioni che diventano zavorre: luoghi remoti e ideali per praticare, maestri dall’aspetto sempre più “esotico”, discipline rigide che entrano in conflitto con la nostra condizione reale, tecniche sempre più complicate come unica misura dei nostri progressi, cumuli di libri che non abbiamo il tempo di leggere…

Noi ora dove siamo? E’ una domanda fondamentale per intraprendere qualsiasi viaggio.

Ciò che conta non è discutere sul percorso, né fare complicati preparativi: ognuno di noi è già pronto per partire.Ciò che conta è agire muovendo i propri passi.

Come insegna un mio Maestro: sapere cosa dobbiamo fare è molto importante, poi…si tratta di farlo.

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